Sarebbe potuta diventare una storia uguale a quella di molti altri fiumi dove, ancora oggi, la tutela è quasi inesistente e il degrado sotto gli occhi di tutti.
Nel caso del fiume Taro, per fortuna, è andata diversamente garazie a diverse
Associazioni ambientaliste e
sportive che proposero la costituzione di un
Consorzio intercomunale per la difesa e la valorizzazione del Taro, in particolare del tratto tra Fornovo e la Via Emilia.
Nel 1977 l’amministrazione Provinciale di Parma richiese l’introduzione del vincolo paesaggistico, ai sensi della
legge 1497/39, costituendo di fatto il primo nucleo di territorio tutelato.
Negli anni ottanta poi proseguirono le battaglie degli ambientalisti per arginare la progressiva sdemanializzazione delle fasce golenali e le lotte dei pescatori per arrestare il progressivo degrado della qualità delle acque.
La Regione Emilia Romagna istituì quindi il Parco nel 1988 e, il resto, è storia del PARCO.
Il Parco del Taro, come quasi tutte le aree protette, è dunque nato tra forti opposizioni locali perché ritagliato in una delle aree a maggiore densità abitativa e incluso in un comparto economico di altissima produttività.